| < |
Novembre 2009 |
> |
|
|
| L |
M |
M |
G |
V |
S |
D |
|
|
| |
|
|
|
|
|
1 |
| 2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
| 9 |
10 |
11 |
12 |
13 |
14 |
15 |
| 16 |
17 |
18 |
19 |
20 |
21 |
22 |
| 23 |
24 |
25 |
26 |
27 |
28 |
29 |
| 30 |
|
|
|
|
|
|
 



QUESTO BLOG E' CONTRO
LA PEDOFILIA.
AIUTIAMOLI A DIFENDERSI




|
|
11.02.2008
Vorrei....

-- 
--  -- Vorrei?
Non vorrei più vedere quello sguardo triste che hai. Non vorrei più ascoltare i tuoi silenzi per i ricordi. Ma vorrei vedere le tue labbra piegarsi in un sorriso ascoltare i tuoi silenzi per il presente. Vorrei che questo vento spazzasse via le nuvole del tuo cuore vorrei che le affogasse nel mare più lontano cosicché il tuo animo sia più quieto. Amico mio non ti chiedo di dimenticare perché la nostra vita è fatta di ricordi ma di volgere gli occhi verso quella porta che hai socchiuso. Non ti chiedo di cambiare perché solo un animo cattivo può pensare di cambiare a suo piacimento una persona ma di lasciare che le onde del mare ti trasportino laddove forse un faro più luminoso possa scaldare il tuo cuore. - (nn so chi sia l'autore o l'autrice). 
|
|
24.01.2008
......

-- 
--  -- Ti sussurrerò un bacio, lo farò piano, con dolcezza, senza che tu te ne accorga..... Le mie labbra cercheranno il tuo volto per disegnare i suoi contorni e trasferirvi i sentimenti che hai scatenato nel mio animo. Le mie labbra cercheranno le tue in un inebriante gioco di emozioni che non avrà mai fine. Volerò oltre l'immaginazione, verso un mondo nello spazio ignoto dove la libertà inebria lo spirito e mille desideri..... - (anonimo) 
|
|
19.01.2008
Ti voglio bene.....

-- 
--  -- TI VOGLIO BENE.............. - Quante volte ce lo sentiamo sentiti dire? Quante volte l?abbiamo detto? Sono belle parole, a volte ti riscaldano il cuore, per un attimo ti fanno sentire importante. Quando te le senti dire dici: "Per qualcuno sono importante". Quando le dici pensi: "Tu sei importante per me". Tutto questo se le stesse parole vengono dette con sentimento e non solo con la bocca. E facile dire "TI VOGLIO BENE", in fondo non costa nulla, ma che senso ha dirle se alle parole non seguono i fatti? Nessuno! Non è con le parole, ovvero non solo con quelle, che si dimostra a qualcuno quanto quel qualcuno è importante per noi. Dimostrarlo è molto più difficile che dirlo e mi viene spontaneo da pensare che molte volte queste tre parole magiche le usiamo di sproposito. Eppure a volte basta così poco. E sufficiente una carezza, un ciao come stai, una stretta di mano, un sorriso, un po' del nostro tempo. Invece no, diamo importanza solo al fatto di averle dette e non importa se non lo dimostriamo con i fatti. Quante volte alla persona a cui le abbiamo dette abbiamo poi negato tutto questo? Quante volte quando quella persona ci ha chiesto un po' del nostro tempo noi con mille pretesti non ci siamo resi disponibili? Quante volte quando quella persona ci lanciava il suo sos forse anche in modo silenzioso abbiamo fatto finta di nulla? Tante volte, forse troppe, non rendendoci conto che abbiamo deluso una persona, che abbiamo fatto piangere il suo cuore. Tutto questo per tre semplice parole, dette tanto per dire senza riflettere all?importanza che esse possono avere per chi le sente. Forse le dovremmo dire un po' meno spesso ma dimostrare ogni giorno con dei piccoli gesti il bene che si vuole ad una persona...... - - dal web - - 
|
|
29.12.2007
Buon Anno....

 -- 
|
|
20.12.2007
Buon Natale e Felice Anno Nuovo

-- 
|
|
20.12.2007
La piccola fiammiferaia

-- 
--  -- La piccola fiammiferaia - 
-- Era la fine dell'anno faceva molto freddo. Una povera bambina camminava a piedi nudi per le strade della città. La mamma le aveva dato un paio di pantofole, ma erano troppo grandi e la povera piccola le aveva perdute attraversando la strada. Un monello si era precipitato e aveva rubato una delle pantofole perdute. Egli voleva farne una culla per la bambola della sorella. La piccola portava nel suo vecchio grembiule una gran quantità di fiammiferi che doveva vendere. Sfortunatamente c'era in giro poca gente: infatti quasi tutti erano a casa impegnati nei preparativi della festa e la poverina non aveva guadagnato neanche un soldo. Tremante di freddo e spossata, la bambina si sedette nella neve: non osava tornare a casa, poiché sapeva che il padre l'avrebbe picchiata vedendola tornare con tutti i fiammiferi e senza la più piccola moneta. Le mani della bambina erano quasi gelate. Un pochino di calore avrebbe fatto loro bene! La piccola prese un fiammifero e lo sfregò contro il muro. Una fiammella si accese e nella dolce luce alla bambina parve di essere seduta davanti a una grande stufa! Le mani e i piedi cominciavano a riscaldarsi, ma la fiamma durò poco e la stufa scomparve. La piccola sfregò il secondo fiammifero e, attraverso il muro di una casa, vide una tavola riccamente preparata. In un piatto fumava un'oca arrosto.... All'improvviso, il piatto con l'oca si mise a volare sopra la tavola e la bambina stupefatta, pensò che l'attendeva un delizioso pranzetto. Anche questa volta, il fiammifero si spense enon restò che il muro bianco e freddo. La povera piccola accese un terzo fiammifero e all'istante si trovò seduta sotto un magnifico albero di Natale. Mille candeline brillavano e immagini variopinte danzavano attorno all'abete. Quando la piccola alzò le mani il fiammifero si spense. Tutte le candele cominciarono a salire in alto verso il cielo e la piccola fiammiferaia si accorse che non erano che stelle. Una di loro tracciò una scia luminosa nel cielo: era una stella cadente. La bambina pensò alla nonna che le parlava delle stelle. La nonna era tanto buona! Peccato che non fosse più al mondo. Quando la bambina sfregò un altro fiammifero sul muro, apparve una grande luce. In quel momento la piccola vide la nonna tanto dolce e gentile che le sorrideva. -Nonna, - escalmò la bambina - portami con te! Quando il fiammifero si spegnerà, so che non sarai più là. Anche tu sparirai come la stufa, l'oca arrosto e l'albero di Natale! E per far restare l'immagine della nonna, sfregò uno dopo l'altro i fiammiferi. Mai come in quel momento la nonna era stata così bella. La vecchina prese la nipotina in braccio e tutte e due, trasportate da una grande luce, volarono in alto, così in alto dove non c'era fame, freddo né paura. Erano con Dio. - - H. C. Andersen - - 
|
|
20.12.2007
L'ultima luce

-- 
--  - 
-- La piccola Agnes era rimasta sola nella stanza dell'albero di Natale. I suoi genitori stavano mangiando nella stanza accanto. In realtà sarebbe già dovuta essere a letto da tempo, ma aveva chiesto di poter restare nella stanza dell'albero di Natale almeno fino a quando tutte le candele sull' albero non si fossero spente. Si era accucciata su una sedia al centro della stanza, tenendo tra le braccia la sua nuova bambola e osservava le luci natalizie consumarsi una ad una. Ogni volta che una di esse tremolava per poi spegnersi lentamente, gli occhi della bambina si riempivano di lacrime, perché non capiva come mai le luci, che avevano brillato tutta la sera così vivaci e gioconde, dovessero morire. Poco a poco tra gli alberi del grande albero di Natale si fece scuro. Lo scintillio delle catenine dorate e delle palline perse di intensità. Solo una unica luce era sopravvissuta alle sue sorelle. Bruciava piccola e silenziosa sulla cima più alta dell' albero. La bambina la fissava. La luce si fece sempre più piccola. All'improvviso divampò e ondeggiò inquieta di qua e di là. Agnes saltò su e lasciò cadere la bella bambola nuova sul pavimento. Tese le braccia verso la luce che si spegneva piano e cominciò a piangere così forte e amaramente, che un ragazzo si affacciò dalla stanza accanto. Disperata esclamò: "Ora deve morire anche questa! Georg, guarda, è già quasi morta!" "Chi?" domandò il ragazzo e Agnes rispose: "L'ultima luce lassù in alto! Non si vede più, è sicuramente morta! Si era sforzata così tanto di brillare più a lungo!""Lo sai", cercò di consolarla con tono rassicurante il ragazzo, "le luci dell' albero di Natale non muoiono mai". "Ma non ci sono più! Dove sono, se non muoiono?" chiese Agnes e lo guardò con grandi occhi pieni di aspettativa. "Vuoi sapere dove sono ora le piccole luci? Beh, probabilmente saranno fuori, lontano, nella palude, tra i pascoli grigi e il canneto. Staranno danzando qui e là come piccoli e buffi diavoletti" le spiegò Georg. Ma la piccola Agnes gli chiese ancora: "È tutto vero? Nella palude si possono davvero veder ballare le piccole luci?". "Ma certo. Non hai mai sentito parlare di fuochi fatui?". "Vuoi dire che tutte le luci del nostro albero di Natale sono là fuori, anche quella che ha brillato così a lungo e che si è appena spenta?" ."Naturalmente" confermò il ragazzo. "Danza già con le altre sulla palude e nuove fiammelle giungono saltellando da ogni dove. Tutte le candele di Natale che si sono consumate si incontrano là. Non puoi nemmeno immaginare lo sfavillio, il chiacchierio sommesso e le risatine!". La bimba lo guardava timida e incerta. "È così. Puoi credermi" la rassicurò il ragazzo ancora una volta. Agnes gli credette. Le sue parole la consolarono. L'idea, che le lucine danzassero nella palude, le piaceva molto. Quando più tardi la mamma le diede il bacio della buona notte, le raccontò la storia dei fuochi fatui che ballavano e che prima erano luci dell'albero di Natale. "Stai attenta, stanotte sognerai sicuramente di loro!" disse la madre sorridendo. E appena Agnes ebbe chiuso gli occhi, il suo bianco letto di piume si trasformò davvero in un grande prato verde. Tante piccole fiammelle accorrevano sul prato saltellando e nel mezzo vi riconobbe la luce della cima dell' albero di Natale che aveva brillato così a lungo. Agnes saltellò e danzò con lei e con le altre luci nel prato e sulla palude, fece il girotondo intorno ai vecchi alberi del pascolo e dimenticò completamente quanto era stata triste, quando aveva pensato che tutte le luci di Natale fossero morte. E dimenticò anche che stava solo sognando. - tratta dal sito http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/ -    
|
|
20.12.2007
I dolcetti di Natale

-- 
--  - 
-- Tra le cose più belle del Natale c'erano i preparativi, o almeno era questo che pensava Lizzy. Tutto iniziava quando ognuno aveva un segreto per chiunque altro, e dopo poco la casa profumava da cima a fondo di cannella, chiodi di garofano e anice. Gli urli sdegnati della mamma facevano parte dell'atmosfera, e si sentivano ogni volta che qualcuno rubava un pezzetto della pasta per i dolcetti, assieme al rumore dei ferri da calza della nonna, che cominciava a lavorare a maglia di primo mattino. Da quando fuori si era posata la neve, Buffalo Bill non usciva più da dietro la stufa. Si poteva chiamarlo quanto voleva: lui non faceva una piega. Se ne restava lì steso come fosse sordo. Alla sera venivano spesso i vicini in visita. Allora il papà prendeva il violino dall'armadio, Piet e Lizzy lo accompagnavano con i loro flauti di legno e gli altri cantavano. In quei giorni a Lizzy piaceva molto aiutare la mamma in cucina. C'era sempre qualcosa da fare. Bisognava aggiungere più legna del solito alla stufa, le teglie da forno dovevano essere ben unte e si doveva stendere la pasta e tagliarla. Tagliare la pasta era l'attività preferita di Lizzy. La ragazzina prendeva un bicchiere da vino e lo premeva nella sfoglia stesa una volta dopo l'altra. Quando aveva finito, usava un coltello per sollevare con attenzione i biscottini crudi e appoggiarli sulla teglia. Tutti in ordine uno accanto all'altro. "Peccato", le diceva la madre. "Peccato che non abbiamo nessuna formina. Quando ero piccola, a casa avevamo cuori e stelle, galletti, coniglietti, cerchi e rombi. Invece qui a Elk City di formine non se ne trovano, e solo rotondi, i biscottini sono noiosi". Lizzy guardava meravigliata le file di dolcetti rotondi disposte sulla teglia. "Ma mamma", esclamava allegra, "perché sei così triste? A me non sembrano mica noiosi: guarda un po'!" La bambina indicava il primo biscotto di una fila: "Questo è il sole e accanto c'è la luna piena. Poi c'è una moneta da un dollaro, poi una pedina da dama e la testa pelata di Mr. Adams vista da sopra. Questo qui è uno zero e quella una crepe, poi ci sono l'occhio di un uccello, un fiore rotondo, il punto sull'ala di una farfalla e un sacco di stelle. Qualche giorno fa Miss Kathy ci ha spiegato che in realtà le stelle sono rotonde e che non hanno davvero i raggi. Come fai a dire che i nostri dolcetti sono noiosi?" La mamma dovette dare ragione a Lizzy, e quando il giorno di Natale qualcuno si metteva un biscottino rotondo in bocca, la ragazzina diceva ogni volta: "Ora stai mangiando la luna piena, o la testa pelata di Mr. Adams vista da sopra, o il punto sull' ala di una farfalla". E con quelle parole i dolcetti diventavano anche più buoni. - tratta dal sito http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/ -    
|
|
19.12.2007
L'albero di natale di Serafino

-- 
--  -- L'albero di Natale di Serafino -  -- "Tra quattro settimane è Natale", pensa Serafino mentre rincasa sulla sua bici. "Sarà proprio triste qui da noi, senza luci e senza neanche un po' di decorazioni per la strada. A luccicare ci sarà al massimo un paio di fiocchi di neve", sospira. Serafino abita ai margini di una grande città. Prima tra questa zona e la città c'erano prati e campi, ma ormai le fabbriche, le strade e le linee dell' alta tensione hanno inghiottito tutta la campagna. Tutto è grigio e ricoperto di cemento. "Devo sbrigarmi, altrimenti non finirò in tempo la sorpresa!", pensa Serafino. La sua sorpresa! Lui ha sempre la testa piena di idee. Se ci pensa, gli viene da ridere. Nei dintorni Serafino è famoso per le sue invenzioni. "È un tipo originale", dicono alcuni, "un bravo inventore", commentano altri. "È un artista", dicono i suoi amici, che lo ammirano. E sono molti, i suoi amici, perché tutti apprezzano la sua generosità e il suo buonumore. Quando c'è un problema a casa, o quando qualcosa si rompe, è a Serafino che si chiede una mano, perché a lui viene sempre qualche idea geniale per riparare il guasto. E poi da lui si trova ogni volta proprio la vite che si cerca da tempo per rimettere in sesto una pentola, un giocattolo o una vecchia radio. Difatti, Serafino non riesce mai a gettar via niente: pezzi di legno, fil di ferro, brandelli di cuoio o di stoffa, una scatoletta di latta, una vecchia gomma da bicicletta - lui conserva sempre tutto! E visto che non gli basta, raccatta anche i rifiuti che gli altri hanno buttato via e se li trascina in casa. Dalla cantina alla soffitta, è tutto pieno zeppo di roba. "Ogni cosa può servire, una volta o l'altra", dice ridendo quando i vicini lo prendono in giro. Del resto, l'anno scorso sono rimasti a bocca aperta: quando in estate gli uccelli si sono avventati a lucenti frotte sulle fragole, lui ha fabbricato dei fantastici spaventapasseri che sembravano fantasmi e si muovevano al minimo soffio di vento. Meno male che il suo gatto non si è messo a dargli la caccia! Serafino li ha mostrati tutto orgoglioso ai suoi amici, che sarebbero stati molto contenti di averne qualcuno anche loro. Un giorno la gente del quartiere ha avuto la sensazione che Serafino stesse preparando una sorpresa segreta: l'uomo ha spiegato un grande telone nel cortile, e tutti si sono incuriositi. Ma nessuno poteva guardare che cosa c'era dietro, a che cosa stesse lavorando: Serafino non ci faceva entrare neanche i bambini. Poi qualcuno ha incontrato Vittoria e le ha fatto qualche domanda, perché lei nel giardino di Serafino va spesso a giocare. La bambina lo ammira molto, perché una volta ha guarito la sua bambola che non riusciva più né a chiudere, né ad aprire gli occhi. E lui un giorno le ha raccontato come sono belle le strade della città a Natale, quando sono tutte decorate di luminarie e ghirlande. Invece qui è sempre buio e triste. Di quelle parole Vittoria non si è dimenticata, e ora dice sicura: "Serafino sta preparando una bella sorpresa per Natale!" La Vigilia di Natale tutti gli abitanti del quartiere, grandi e piccoli, si dirigono verso la casa di Serafino. Fa freddo, e tutti restano lì imbacuccati ad aspettare. Dove sarà mai la sorpresa di cui parlano tutti? Di punto in bianco si accendono i riflettori e nel cortile risuona la musica di Natale. A quel punto Serafino esce di casa e, piano piano, tira via il tendone. Ecco che nel mezzo del cortile si vede... un meraviglioso albero di Natale! L'albero scintilla, tintinna e gira. È fatto di legno ed è decorato da cima a fondo di piccole figurette colorate e di oggetti in fil di ferro, legno e metallo. Serafino li ha creati tutti con i rifiuti che non è riuscito a gettar via. Le figurine danzano e girano, illuminate da migliaia di lucette variopinte. Chi aveva mai visto un albero fatato tanto meraviglioso? Ma del resto, questo non è forse l'albero di Natale di Serafino! -    
|
|
19.12.2007
La bambina di neve

-- 
--  --  -- Tanto tempo fa vivevano in Russia un contadino di nome Ivan e sua moglie Marie. I due erano molto tristi perché non avevano avuto figli. Un freddo giorno d'inverno videro i bambini del villaggio che costruivano un pupazzo di neve. "Facciamo anche noi un pupazzo di neve!" propose Ivan alla moglie. "Che bella idea", rispose Marie. "Però invece di un pupazzo, preferirei costruire un bambino di neve, visto che il buon Dio non ce ne ha regalato uno vero". "Hai ragione", replicò Ivan. Allora i due uscirono in giardino e cominciarono ad ammassare la neve. Costruirono prima il corpo e poi le mani, i piedi e infine la testa."Che cosa state facendo?" chiese un uomo che li guardava dall' altro lato dello steccato. "Non si vede?" gli spiegò la donna. "È una bambina". Ivan stava giusto attaccandoci un nasino all'insù e il mento. Ma quando si mise a raccogliere un po' di neve per la bocca, la bambina cominciò all'improvviso a respirare, aprì gli occhi, batté le mani e scosse il capo. "Vieni qui, mio piccolo fiore di neve!" esclamò entusiasta Marie stringendosela al cuore. In quello stesso istante la neve si sciolse e come se il ghiaccio fosse stato un guscio d'uovo, ne spuntò una bambina che si lasciò prendere in braccio e portare dentro casa. Fiore di Neve, come i due vecchi chiamarono la figlioletta, era grande come una bambina di tredici anni già dopo tre mesi. Era spiritosa e assennata, e gli altri bambini ci giocavano volentieri assieme. La pelle le luccicava come la neve. I suoi occhi avevano il colore delle violette e i capelli dorati le arrivavano fino alla cintola. Chiunque la vedesse ne restava abbagliato. Come ci si può immaginare, Ivan e Marie erano molto contenti. L'inverno passò e il sole cominciò a riscaldare la terra. I campi si inverdirono, le rondini tornarono e i bambini si misero a danzare per la gioia. Solo Fiore di Neve diventava più triste di giorno in giorno senza un motivo apparente. "Che cosa ti manca, figlia mia adorata?" le chiedeva Marie. "Non ti senti bene? Oppure qualcuno ti ha fatto qualcosa di male?" "O, no, mamushka, è tutto a posto", rispondeva la fanciulla. Però quando nei campi germogliò il grano e nei giardini presero a fiorire i girasoli, la bambina si intristì ancora di più. Rifuggiva il calore del sole e restava quasi sempre all'ombra. Solo nei giorni di pioggia e alla sera, quando il vento di ponente rinfrescava l'aria, le tornava il sorriso, e quando grandinava, lei si rallegrava alla vista dei chicchi di grandine, che le sembravano più belli delle perle. Ma non appena il sole tornava a splendere, lei ricadeva nella sua solita tristezza. Quando venne la festa di San Giovanni, i ragazzi del villaggio decisero di celebrarla con un grande falò. Fiore di Neve sarebbe dovuta andare con loro, ma i suoi genitori non volevano darle il permesso. Alla fine, però, gli amici della ragazza riuscirono a convincerli. "Fate attenzione a nostra figlia!" li pregò la madre. "Lo sapete che non stiamo tranquilli quando la lasciamo da sola". "Non abbiate timore: ce ne prenderemo cura noi", esclamarono le ragazze, che erano contente di poter portare con sé la loro amica. Giunti nel bosco, i giovani raccolsero la legna, la accatastarono e al calar del sole le diedero fuoco. Poi si misero tutti in fila e cominciarono a saltare oltre le fiamme gridando a Fiore di Neve: "Vieni, salta assieme a noi oltre il fuoco!" Anche la figlia di Marie e Ivan prese la rincorsa, e dopo un istante di silenzio le sue amiche udirono un gemito di dolore, ma quando si voltarono di Fiore di Neve non c'era più traccia. "Forse è andata a nascondersi", disse una ragazza, "venite: andiamo a cercarla". Tutti si misero in cerca della fanciulla, ma nessuno la trovò. "Magari è già tornata a casa", disse qualcun altro e allora tutti corsero al villaggio. Ma Fiore di Neve non era neanche lì. I contadini e tutti gli abitanti della zona la cercarono per giorni e per settimane, ma le loro ricerche furono tutte inutili. Alcuni temevano che fosse stata sbranata dalle belve selvagge, altri ipotizzarono che l'avesse rapita un'aquila. Nessuno sapeva, però, che il calore delle fiamme aveva trasformato Fiore di Neve in una piccola nuvola bianca che era subito salita in cielo.
- tratta dal sito http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it -    
|
|
19.12.2007
I gioielli dei poveri

-- 
--  --  -- L'imperatore di Bisanzio Julianos Paravitas aveva inviato in Cappadocia un suo rappresentante per riscuotere le tasse. L'uomo di Bisanzio giunse dopo un viaggio sfibrante tra quelle vallate riarse e poverissime; radunò i capi delle comunità che lo consigliarono di rivolgersi a Basilio, l'uomo più stimato e amato dal popolo. Il problema infatti era grosso; come raccogliere denaro da gente che aveva a malapena da sostenersi col magro frutto di quella terra rocciosa e deserta? Basilio chiese tre giorni di tempo all'Inviato dell'Imperatore e andò a parlare con tutte le famiglie che vivevano nelle tipiche grotte della zona. Le tasse non le potevano pagare per la semplice ragione che di denaro, da quelle parti, praticamente non ne circolava. Consegnarono dunque a Basilio tutti quei piccoli oggetti di qualche valore che erano loro rimasti come testimonianza di tempi solo di poco migliori. Quando venne il terzo giorno e l'Inviato dell'Imperatore si trovò davanti agli occhi quei poveri oggetti, nella dura crosta che l'incarico amministrativo aveva formato dentro il suo animo, si aprì una crepa. Restituì a Basilio le piccole gioie che gli aveva portato e decise di tornare a Bisanzio a mani vuote e di rischiare la collera dell'Imperatore. Basilio, appena riuscì a riaversi dalla sorpresa di vedere un amministratore che si comportava in modo umano, si rese conto che non era più in grado di restituire oggetto per oggetto ai legittimi proprietari, perché al momento di consegnare il pegno come pagamento delle tasse, aveva mischiato tutto insieme. Per non far nascere litigi usò uno stratagemma; fece tanti pani quante erano le famiglie della comunità. In ogni pane racchiuse un gioiello, poi ad ogni famiglia consegnò un pane, raccomandando di tagliarlo in tante parti uguali quanti erano i componenti. L'oggetto prezioso sarebbe diventato di proprietà di chi l'avesse trovato nella sua porzione. Da allora é rimasta la tradizione in Grecia di preparare a Natale un dolce molto semplice e di forma circolare, con una moneta al suo interno. L'ultimo giorno dell'anno il dolce viene diviso secondo l'antico rituale e chi trova nella sua porzione la moneta é considerato il fortunato della famiglia per tutto l'anno. - tratta dal sito http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it -    
|
|
19.12.2007
Fantasia di Natale

-- 
--  --  -- Era la vigilia di Natale. Nella vecchia casa si erano riuniti i parenti e gli amici più intimi per celebrare tutti insieme la festa più bella dell'anno. C'erano la vecchia nonna, la mamma, i due gemelli, Maria, la sorella maggiore, il parroco, un giovane dottore e persino i due cani. Per ultimo giunse il vecchio maestro con la sua solita aria svanita ed il cappotto logoro. Ma era sempre così allegro, gioioso e buono che tutti gli volevano bene. " Cosa avete portato?" gli chiesero i gemelli correndogli incontro. Il maestro, pur non avendo nulla, dava sempre l'impressione di avere tutto, proprio come un mago. " Ho qualcosa che farà piacere a tutti!" rispose e, prese dalla tasca del cappotto una scatola da cui estrasse una polvere. Il maestro mise la polvere sul ceppo del camino ed il fumo si diffuse per tutta la stanza. Allora la scena cambiò per ognuno. Tim, uno dei gemelli, si ritrovò a cavallo di un superbo destriero bianco. In mano teneva una spada scintillante e cavalcava terre lontane e sconosciute. Tom, il fratello, si ritrovò su una nave che solcava l'oceano e lui ne era il valido capitano. Maria si ritrovò vestita con il più bell'abito da sposa che avesse mai sognato e il dottore invece si vide passeggiare per strada accanto alla sua adorata sposa, Maria e con loro vi era un tenero bambino dai riccioli color ebano. Il parroco per un attimo non scorse nulla ma il fumo lentamente si diradò e allora poté scorgere la città di Betlemme e udire mille campane suonare a festa. Nel cielo splendeva la stella cometa ed il parroco sentì il cuore colmarsi di gioia. La nonna invece vide una fanciulla seduta sopra ad un cuscino di velluto. Guardò meglio e vide sé stessa, bella e giovane, avvolta nell'abito da sposa che le aveva confezionato la sua mamma. Infine la mamma si ritrovò tra le mani metri e metri di broccato d'oro e non finiva più di misurare il tessuto pensando all'abito elegante che avrebbe potuto confezionarsi. Anche i cani ebbero la loro visione e mugolarono felici scodinzolando allegramente. A mezzanotte in punto le campane della chiesa suonarono. Allora il maestro spazzò via il fumo e l'aria tornò nitida e chiara. Tutti si risvegliarono in tempo per mangiare il budino e bere lo spumante. Il sogno magico era svanito, ma nel cuore di ognuno regnava un vago sentimento di pace e felicità. - tratta dal sito http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it -    
|
|
16.12.2007
Gli scarponi

-- 
--  -  -- Era la vigilia di Natale. Una bimbetta pallida e scarna, vestita di cenci, si aggirava per le vie luminose della città chiedendo l'elemosina ai passanti che, frettolosi, neanche le badavano. Si chiamava Celestina. Era rimasta orfana a soli sette anni, e coloro che l'avevano raccolta la obbligavano a mendicare tutto il giorno e la picchiavano senza pietà se, rincasando, non portava un bel gruzzolo di denari. Quella sera la povera bimba, era anche più triste del solito e si sentiva più che mai sola ed estranea, tra quella folla lieta, tra quelle vetrine rigurgitanti di belle cose. Sapeva che quella notte il Bambino Gesù avrebbe portato giocattoli e dolci a tutti i bambini meno che a lei. Infatti come avrebbe potuto Gesù ricordarsi dell'umile Celestina, con tanti bambini che c'erano al mondo? E se poi, nella sua bontà divina, Egli le avesse voluto portare qualche dolce o qualche giocattolo, dove l'avrebbe deposto? Celestina non possedeva neanche un paio di scarpette da preparare sotto la cappa del camino. Pensando a questo, la bimba si trascinava di mala voglia verso la sua povera dimora, dove non c'era nessuna persona cara ad attenderla, quando, passando davanti al negozio d'un calzolaio, si fermò. Sopra un banco stavano allineate tante scarpe d'ogni dimensione e d'ogni forma, e il padrone, di tutta quella merce, invece di sorvegliarla, stava dormicchiando in un angolo della bottega. Celestina non seppe resistere alla tentazione: con un rapido gesto afferrò il primo paio della fila, che per combinazione erano scarponi da uomo, fuggì con la refurtiva, stringendosela al petto. Finalmente anch'essa avrebbe avuto un paio di scarpe da mettere sotto il camino. Senza mai fermarsi, corse, corse attraverso le strade popolose, salì tutto d'un fiato le scale di casa ed entrò finalmente nella sua soffitta. Subito depose gli scarponi presso il camino spento, poi entrò soddisfatta nella cassa da imballaggio che le serviva da letto e, rannicchiatavisi tutta, attese. Chissà se il Bambino Gesù si sarebbe ricordato quest'anno di lei? Che cosa le avrebbe portato? Forse una bambola con un vaporoso vestito di seta rosa e di pizzo, come quella che aveva visto nella ricca vetrina? Sarebbe venuto il Bambino in persona o avrebbe mandato un angelo? Ma ecco che di colpo la soffitta fu tutta illuminata da una luce abbagliante. In mezzo alla stanza si teneva ritto un angelo, con grandi ali bianche e un viso dolcissimo incorniciato da riccioli biondi. Egli teneva aperto in mano un grande registro e, dopo aver letto attentamente in esso, esclamò:" Sì, c'é scritto Celestina. Ed é qui che abita. Anche per lei ho qualcosa." E dal suo mantello trasse fuori proprio la bambola vestita di rosa. Avvicinatosi al caminetto, stava per deporla in terra, quando vide gli scarponi. "Ma come mai stanno qui queste scarpe? Certo qui c'é uno sbaglio." Rimise allora la bambola sotto il mantello e, dopo aver lanciato uno sguardo severo alla bimba, che dal suo lettuccio lo fissava come ipnotizzata, scomparve improvvisamente. La bimba comprese il rimprovero contenuto in quello sguardo. Aveva commesso una gran cattiva azione, impadronendosi di quegli scarponi che non le appartenevano. Come mai si era lasciata vincere dalla tentazione? Per tutta la notte la povera piccola si girò e rigirò nel suo giaciglio singhiozzando pentita. - tratta dal sito http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/index.htm -    
-
|
|
16.12.2007
L'agrifoglio

-- 
--  -  -- L'agrifoglio deve la sua nobiltà ai servizi resi alla santa famiglia. Per sfuggire alla collera di Erode, pronto a massacrare tutti i maschietti di meno di due anni, Giuseppe, Maria e Gesù furono costretti a fuggire in Egitto. Miracoli di ogni genere gli accompagnarono lungo il cammino, si dice che la santa famiglia camminasse sotto scorta di lupi, leoni e leopardi. Per dissetarsi e nutrirsi, le palme s'inchinavano per offrire i loro frutti. Quando i soldati di Erode si avvicinarono anche l'agrifoglio fece la sua parte, Maria, Giuseppe e Gesù si nascosero sotto i suoi rami. Per riconoscimento Maria lo denedì e decise che l'agrifoglio sarebbe rimasto sempre verde, un simbolo d'immortalità.  Una leggenda racconta che la croce era in agrifoglio, tra tutti gli alberi è l'unico che si lasciò sacrificare. Le spine lungo le foglie simbolizano la passione e la corona d'agrifoglio dell'Avvento e le sue quattro candele che accendiamo, una ad una, per le quattro domeniche di dicembre in preparazione della venuta di Gesù, ci ricordano il legame tra Natale e Pasqua. Perchè l'anno sia prolifero, bisogna avere sempre un ramoscello di agrifoglio in casa durante le feste di fine anno. Si sarebbe potuto scegliere l'agrifoglio per simbolizzare il Natale. L'agrifoglio è una pianta che si adatta facilmente a tutte le latitudini. L'agrifoglio si comporta come l'albero di Natale: rimane sempre verde. Piantare un agrifoglio vicino alla porta di casa per proteggerla dalla perfidia dei malvagi; anche nel Medioevo si credeva che il potere di questa pianta fosse più forte degli aggressori e delle tempeste nelle lunghe e buie notti d'inverno.  Agrifoglio Agrifoglio dai rami verdi, Agrifoglio di bacche vermiglie, Oggi di festa è il giorno Per tutte le famiglie. Lassù una stella Nella notte oscura Annuncia alba candida, Neve all'aurora. Di rosso e vermiglio Si tinge il cammino, Natale io aspetto Perché è vicino. ~ Charles Ghigna ~  tratto dal sito http://happynoel.altervista.org/leggende/index.htm -    
- -
|
|
16.12.2007
I fili d'oro

-- 
--  --  -- Una graziosa leggenda spiega l'origine dei fili d'oro e d'argento con cui gli abeti vengono ornati. In una lontana notte di Natale, in una casa di campagna con tanti bambini, l'albero era pronto, già ornato di candeline e di palle colorate.Era così bello che anche il cane e il gatto erano rimasti a lungo in ammirazione e i topi avevano messo il musino fuori dalle tane. Anche i ragni che stavano nascosti negli angoli bui della stanza, incuriositi dall'insolito chiarore, vollero rendersi conto di quel che stava succedendo. Si arrampicarono di ramo in ramo, di palla in palla, di candelina in candelina. Sì era un bell'albero, convennero e tornarono soddisfatti ai loro angoli nascosti. La mattina i bambini si alzarono felici e corsero ad ammirare il loro albero. Meraviglia! Non c'erano soltanto le palle colorate, le arance e i gingilli, ma i rami erano ornati da un lungo filo d'oro che faceva brillare l'albero. In quella notte di prodigio anche la bava dei ragnetti si era trasformata in un filo prezioso. Da quel lontano Natale ogni albero si ornò di luminosi fili d'oro e d'argento. - tratta dal sito http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it -    
-
|
|
13.12.2007
L'angelo in cima all'albero di natale

-- 
--  -- L'angelo in cima all'albero di NATALE --  -- Molto tempo fa un sera di vigilia, Babbo Natale si stava preparando per la magica notte, ma era un po? irritato; quattro dei suoi elfi erano raffreddati ed avevano la febbre, Mamma Natale non aveva ancora finito di preparare il vestito rosso e nessuno aveva ancora preparato l?albero di Natale. Babbo Natale era nervoso e cominciava a sentire i disagi per il ritardo per i preparativi della vigilia. Babbo Natale decise di recarsi fuori a vedere le renne; brutta giornata....due di loro erano fuggite. Babbo Natale completò il suo giro e si recò alla fabbrica dei giocattoli per riempire il suo sacco; era così nervoso che lo fece cadere e tutti i giocattoli si rovesciarono sul pavimento. Decisamente roso dalla rabbia, Babbo Natale tornò in casa per bere un liquorino e calmarsi; peggio di così nn poteva andare. Mentre era seduto sulla sua poltrona preferita per rilassarsi qualcuno bussò alla porta; Babbo Natale si alzò ed andò ad aprire e si trovò davanti un bellissimo Angelo che gli dise con una dolce voce: "Buon Natale Babbo Natale! Oggi è un bellissimo giorno, è la vigilia di Natale e ti ho portato questo bellissimo albero di Natale....dove lo metto?" La voce dell?Angelo era cosi dolce che Babbo Natale si calmò. Nacque così la tradizione dell?Angelo in cima all?albero di Natale? lo decise proprio lui? tratto dal sito www.happynoel.altervista.org -    
|
|
13.12.2007
La leggenda della rosa di natale

-- 
--  -- LA LEGGENDA DELLA ROSA DI NATALE --  -- La figlia piccola di un pastore era intenta ad accudire il gregge del padre in un pascolo vicino Betlemme, quando vide degli altri pastori che camminavano speditamente verso la città. Si avvicinò e chiese loro dove andavano così di fretta. Le risposero che quella notte era nato il bambino Gesù e che loro stavano andando a rendergli omaggio portandogli della frutta, del miele ed una colomba bianca. La ragazzina avrebbe tanto voluto andare con i pastori per vedere il bambino, ma nn aveva niente da portare come regalo. I pastori andarono via e lei rimase sola e triste, tanto triste che cadde in ginocchio piangendo. Le sue lacrime cadevano nella neve mentre guardava il cielo in quella notte stranamente luminosa. La ragazzina nn sapeva che un angelo aveva assistito alla sua disperazione. Quando abbassò gli occhi si accorse che le sue lacrime erano diventate delle bellissime rose di un colore rosa pallido. Felice si alzò e le raccolse. Adesso aveva qualcosa da portare in dono. Partì subito verso la città e portò il mazzo di rose a Maria come dono per il figlio appena nato. Da allora, ogni anno, nel mese di dicembre fiorisce questo tipo di rosa per ricordare al mondo intere del semplice regalo fatto con amore dalla piccola figlia del pastore. - tratta dal sito www.happynoel.altervista.org - 
  
|
|
08.12.2007
Il ceppo di legno

-- 
--  -  -- Il ceppo di legno che brucia nel camino la sera di Natale protegge la casa dai pericoli. E' una delle usanze Pagane più diffuse in Europa per festeggiare il solstizio d'inverno. Si accendono fuochi come simbolo del nuovo calore del sole. La tradizione si mantiene in diverse regione Italiane. In Umbria, Abruzzo e Marche si fa ardere un grosso ceppo di legno di ulivo fino al primo gennaio, poi le cenere vengono sparse nei campi come augurio di buon raccolto. In Puglia e in Calabria il ceppo viene coperto da dodici legni più piccoli simbolo dei dodici apostoli. In Sardegna si digiuna davanti al fuoco fino a mezzanotte, mentre un antica tradizione Toscana vuole che le porte delle case rimangono aperte ad ogni ospite di passaggio per tutto il tempo in cui il ceppo arde nel camino. - tratto dal sito http://happynoel.altervista.org/leggende/index.htm -    
- -
|
|
08.12.2007
Una viola al Polo Nord

-- 
--  --  -- Una mattina, al Polo Nord, l'orso bianco fiutò nell'aria un odore insolito e lo fece notare all'orsa maggiore (la minore era sua figlia): - Che sia arrivata qualche spedizione? Furono invece gli orsacchiotti a trovare la viola. Era una piccola violetta mammola e tremava di freddo, ma continuava coraggiosamente a profumare l'aria, perché quello era il suo dovere. - Mamma, papà, - gridarono gli orsacchiotti. - Io l'avevo detto subito che c'era qualcosa di strano, - fece osservare per prima cosa l'orso bianco alla famiglia. - E secondo me non è un pesce. - No di sicuro, - disse l'orsa maggiore, - ma non è nemmeno un uccello. - Hai ragione anche tu, - disse l'orso, dopo averci pensato su un bel pezzo. Prima di sera si sparse per tutto il Polo la notizia: un piccolo, strano essere profumato, di colore violetto, era apparso nel deserto di ghiaccio, si reggeva su una sola zampa e non si muoveva. A vedere la viola vennero foche e trichechi, vennero dalla Siberia le renne, dall'America i buoi muschiati, e più di lontano ancora volpi bianche, lupi e gazze marine. Tutti ammiravano il fiore sconosciuto, il suo stelo tremante, tutti aspiravano il suo profumo, ma ne restava sempre abbastanza per quelli che arrivavano ultimi ad annusare, ne restava sempre come prima. - Per mandare tanto profumo, - disse una foca, - deve avere una riserva sotto il ghiaccio. - Io l'avevo detto subito, - esclamò l'orso bianco, - che c'era sotto qualcosa. Non aveva detto proprio così, ma nessuno se ne ricordava. Un gabbiano, spedito al Sud per raccogliere informazioni, tornò con la notizia che il piccolo essere profumato si chiamava viola e che in certi paesi, laggiù, ce n'erano milioni. - Ne sappiamo quanto prima, - osservò la foca. - Com'è che proprio questa viola è arrivata proprio qui? Vi dirò tutto il mio pensiero: mi sento alquanto perplessa. - Come ha detto che si sente? - domandò l'orso bianco a sua moglie. - Perplessa. Cioè, non sa che pesci pigliare. - Ecco, - esclamò l'orso bianco, - proprio quello che penso anch'io. Quella notte corse per tutto il Polo un pauroso scricchiolio. I ghiacci eterni tremavano come vetri e in più punti si spaccarono. La violetta mandò un profumo più intenso, come se avesse deciso di sciogliere in una sola volta l'immenso deserto gelato, per trasformarlo in un mare azzurro e caldo, o in un prato di velluto verde. Lo sforzo la esaurì. All'alba fu vista appassire, piegarsi sullo stelo, perdere il colore e la vita. Tradotto nelle nostre parole e nella nostra lingua il suo ultimo pensiero dev'essere stato pressapoco questo: - Ecco, io muoio... Ma bisognava pure che qualcuno cominciasse... Un giorno le viole giungeranno qui a milioni. I ghiacci si scioglieranno, e qui ci saranno isole, case e bambini. - (da Favole al telefono di Gianni Rodari)
-    
-
|
|
26.08.2007
Roccia.....
Roccia......... 
Anche se una roccia di granito non ha interstizi, l'acqua vi penetrerà, vi passerà attraverso. Poiché non ha forma, l'acqua è così umile, che le puoi dare qualunque forma, ed è sempre pronta a prenderla. La metti in un bicchiere e diventa il bicchiere, la metti in un secchio e diventa il secchio. Non resiste mai, non piange mai, non si lamenta mai, non protesta mai. L'acqua si arrende semplicemente. E così l'Amore,l'Amore si arrende sempre. Si fida talmente che può prendere qualsiasi forma; non ha mai paura. E' pronto a prendere qualunque forma perché rimane lo stesso in qualunque forma. L'aspetto della forma non è la cosa. La cosa reale, l'essere più interno, resta lo stesso. Gli elementi più duri hanno paura. Dal momento che hanno meno sicurezza nella parte più interna del loro essere, sono più attaccati alla forma. La roccia ha paura perché se la forma esteriore viene distrutta, dove andrà a finire? L'acqua non ha paura. La forma non è il suo essere. In ogni forma resterà la stessa. L'Amore non ha paura. Può prendere qualsiasi forma. L'odio ha paura, l'odio è una cosa dura. L'egoismo ha paura, l'egoismo è una cosa dura. L'acqua cerca luoghi cavi; anche l'Amore cerca luoghi vuoti. Se sei un egoista, l'Amore non ti può raggiungere, perché sei così pieno di te stesso che l'Amore non ti può scorrere. L'Amore ha bisogno che tu sia totalmente aperto, disponibile, umile, uno spazio senza ostacoli. L'acqua cerca spazi vuoti; e così scende e viaggia, scorre finché raggiunge l'oceano. L'oceano è il luogo più basso, più vuoto del mondo, per questo l'acqua arriva a lui. Un fiume non può andare verso la collina, non può salire le vette. Avviene esattamente il contrario. Un fiume scende sempre più in basso e scende fino a quando raggiunge il luogo più vuoto del mondo, l'oceano. L'oceano diventa la sua casa. Anche l'Amore va verso il vuoto, ecco perché gli egoisti, gli orgogliosi non possono amare, non possono essere amati. Costoro sono come una vetta, sono sopratutto un ego che si sente al di sopra, un ego nella cui durezza è difficile penetrare, è impossibile rimanere. Gli egoisti, gli orgogliosi, desiderano molto, chiedono amore e fanno tutto il possibile per raggiungerlo, ma falliscono sempre, falliscono totalmente. Perché il punto non è come ottenere l'Amore; il punto è come diventare aperto, disponibile, umile. L'Amore non deve essere ricercato direttamente; solo indirettamente è possibile diventare disponibile. Non essere una vetta, diventa una valle semplicemente e vedrai. Mille ed un ruscello cominceranno a scorrere verso di te; stranieri sconosciuti si innamoreranno di te; non solamente uomini, ma stelle e pietre; sabbia e oceano, alberi e uccelli. Dovunque tu vada, improvvisamente, l'Amore comincerà a fluire verso di te. Perché l'Amore è come l'acqua, cerca un luogo cavo, umile, recettivo dove poter riposare. Se passi accanto ad un albero e sei così, improvvisamente l'Amore dell'albero comincerà a scorrere verso di te. E' naturale. Non ha niente del miracolo, proprio simile all'acqua; la versi e troverà i posti più bassi, più umili dove fermarsi. L'Amore è l'acqua dell'essere interiore. (by Luca) 
 
.
|
|
 
















 
 


 
 


 
| patty56 |
 |
| Contattami qui |
| |
ICQ: 0
MSN:
Yahoo:
|
| Sto leggendo |
| |
|
| Ho visto |
| |
|
| Sto ascoltando |
| |
|
| Vorrei tanto |
| |
|
| Frase |
| |
|




I miei banner....
ma sono soltanto per sfizio mio....


Gruppi di grafica di cui faccio parte
i piccoli angeli, con cui ho fatto dei corsi di grafica
http://it.groups.yahoo.com/group/psp_immagery/

gruppo Winni corso psp
http://tech.groups.yahoo.com/group/Winni-psp-lessons-group/

Black Reflections Italia
http://it.groups.yahoo.com/group/Black_Reflections_Italia/
Tag ricevute by Group Black Reflections

heavenly_tags
http://it.groups.yahoo.com/group/heavenly_tags/
tag ricevute dal gruppo heavenly_tags

Rhiannon-AlwaysListTag
http://it.groups.yahoo.com/group/Rhiannon-AlwaysListTag/

Tag ricevute da gruppi stranieri

e tanti altri gruppi che nn cito solo per questione di spazio

 




 
|